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© 1998-2019 Not Two Records

 Title:               Fújj szél, Zenta, visshangozz szél

 By:                  Szilard Mezei Vocal Ensemble

 Released in:   2012

 Format:          CD

 Catalog No:    MW 883-2

 Price :             12 EUR

Tracklist:

1. Fújj szél, Zenta, visshangozz szél [19:16]

2. Archaikus jóslat [12:55]

3. Medve a temerini határban [16:55]

4. Fehéren kél a tél [10:05]

5. Rëza [12:40]

 

Line-up:

Kinga Mezei - vocal

Ervin Malina - double bass

Kornél Pápista - tuba

Milan Aleksić - piano

Branislav Aksin - trombone

Béla Burány - baritone sax, soprano sax

Péter Bede - tenor sax, clarinet

Bogdan Ranković - alto sax, bass clarinet

Szilard Mezei - viola

István Csík - drums

 

Review:

 

Temperature piuttosto distanti da quelle a cui Mezei ci ha abituati caratterizzano questo album in tentetto, la cui principale peculiarità sta nella presenza della sorella di Szilàrd, Kinga, la cui vocalità, molto mitteleuropea, ricorda non poco quella della svizzera Irene Aebi, com'è noto compagna d'arte e di vita di Steve Lacy.

 

Temperature distanti, si diceva, decisamente più piene, dirette, rigogliose, anche evocative, per più versi epico-solenni, del solito. Solo cinque i pezzi, tutti oltre i dieci minuti (anche di parecchio). E non c'è solo la voce a determinare coordinate espressive diverse dall'usuale: ci sono ben cinque fiati, per esempio, anche piuttosto "grassi," e la viola diventa solo una delle tante voci, peraltro capace di far decantare, nei momenti in cui sale in cattedra, la tensione, come già nell'episodio iniziale (e più ampio), che è poi quello che dà il titolo all'intero lavoro.

 

Più nel solco della consueta produzione di Mezei il secondo brano (evitiamo di trascrivere i titoli, veramente chilometrici: li trovate come sempre in calce), di temperatura sostanzialmente cameristica, e che comunque si vivacizza oltre la metà sotto i colpi del piano trio.

 

Da subito vivo, molto ritmico, il terzo episodio, con la voce al centro delle operazioni, e poi la sequenza di assoli, tutti di stringente coerenza col contesto (persino turbinoso quello di sax baritono), che peraltro svaria, scantona, non si mantiene certo fermo, toccando per esempio un free che ricorda addirittura Ascension in avvio del quarto e penultimo brano, con la successiva presenza (come del resto già in precedenza) di flautini vari non accreditati in copertina. E poi nuovi turgori collettivi, e altro ancora.

 

Chiude l'unico episodio non particolarmente a fuoco, in cui sembra un po' smarrirsi il controllo sulla materia comunque sin qui palpabile, in favore di un clima che definiremmo post-free, a tratti persino tribale, e - dopo un notevole solo di viola - finale di marca dixieland.

 

Alberto Bazzurro, All About Jazz Italia